Segnalo questo libro di
Munira Khayyat che propone di "decolonizzare" o "dis-umanizzare" la visione occidentale della guerra:
La guerra come sistema:
Contrariamente alla visione nord-atlantica che considera la guerra
un'aberrazione della pace, per il Sud Globale la guerra è una condizione permanente e un pilastro del sistema capitalista ed imperiale.
L'esternalizzazione:
Dopo il 1945, la "pace" nelle nazioni potenti è stata ottenuta
esternalizzando i conflitti armati verso le ex colonie. La Guerra Fredda
è stata "fredda" solo nel Nord; nel Sud è stata una serie di "guerre
calde" (Corea, Vietnam, Libano).
Il pregiudizio civile:
Il discorso occidentale spesso etichetta i conflitti nel Sud Globale
come prove di "barbarie" indigena, ignorando che essi sono alimentati
dagli interessi geopolitici e dalle industrie belliche delle
superpotenze.
Un paesaggio di guerra
Ecologie di resistenza e sopravvivenza nel Libano meridionale
Informazioni sul libro
Quali
mondi prendono piede nella guerra? In questo libro, l'antropologa
Munira Khayyat descrive la vita lungo il confine meridionale del Libano,
dove ecosistemi resilienti prosperano in un territorio perennemente
segnato dalla guerra. " Un paesaggio di guerra" ci conduce nei
villaggi in prima linea, dove invasioni armate, bombardamenti
indiscriminati e mine antiuomo disseminate sono diventati l'ambiente in
cui si svolge la vita quotidiana. Questo libro esplora le collaborazioni
tra diverse specie, come la coltivazione del tabacco e la pastorizia,
che permettono alla vita di sopravvivere durante le stagioni di
distruzione. Né utopie immerse nel verde né devastazione totale, queste
ecologie rendono possibile la vita in una regione costantemente mortale.
Attingendo a un'antropologia della guerra dal luogo in cui viene
vissuta, questo libro decolonizza le teorie distanti sulla guerra e
porta alla luce pratiche creative forgiate nel mezzo di una devastazione
continua. Con una prosa lirica che risuona con le condizioni precarie
del Sud del mondo, Khayyat dipinge un ritratto della guerra come un
luogo in cui la vita deve continuare.
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