L'espansionismo sionista di fronte ad una resistenza imprevista e imprevedibile
Il crollo di Israele su tutti i fronti
Riporto un riassunto dettagliato e strutturato del video (52 min), che consiglio vivamente di vedere,
https://www.youtube.com/watch?v=_UNfRtCibxI&t=1418s , che riporta l'analisi dell'ottimo canale youtube Dialogue Works Italiano dell'ambasciatore Chas Freeman sulla crisi geopolitica in Medio Oriente:
Crollo del consenso internazionale per Israele
Sondaggi negativi: I dati globali (Canada, Stati Uniti, Europa, fino a Kenya e Perù) mostrano un netto crollo della reputazione di Israele.
Il caso della Turchia: Il sentimento negativo tocca il 97%. La situazione è critica per Tel Aviv poiché circa il 60% dell'energia israeliana (proveniente dall'Azerbaigian) transita proprio in territorio turco.
Opinione pubblica USA: Secondo Foreign Policy, il 56% degli americani esprime un giudizio negativo (con percentuali più alte tra i democratici e gli indipendenti rispetto ai repubblicani).
La reazione della lobby sionista e il sostegno USA
Iniziative disperate: Di fronte all'indebolimento del sostegno internazionale e alle difficoltà nel rifornimento di armi, la lobby sionista sta tentando di far approvare una legge per equiparare le forze armate israeliane a quelle americane, legando in modo permanente il destino dei due Paesi.
La questione del nucleare iraniano
Voci e speculazioni: Circolano fughe di notizie (riportate da analisti come Larry Johnson e Pepe Escobar) sul possibile possesso della bomba atomica da parte dell'Iran.
Cambiamento di leadership: Dopo la morte della guida suprema Khamenei (contrario alle armi di distruzione di massa), il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica ha preso il controllo e vede l'arma nucleare come l'unico deterrente esistenziale possibile, guardando al fallimento della Libia (che vi rinunciò) e al successo della Corea del Nord.
Status di "plausibile negazione": Queste voci, veritiere o meno, permettono a Teheran di ottenere una strategia di deterrenza simile a quella usata storicamente da Israele.
Escalation militare e dinamiche regionali
Lotta esistenziale: L'Iran non cerca un semplice cessate il fuoco ma una pace duratura basata sulla deterrenza. La risposta iraniana alle violazioni della tregua sta portando a un'escalation che, secondo Freeman, rischia di sfociare nell'affondamento di una nave da guerra statunitense.
La dottrina della sproporzione: Israele ha sempre risposto in modo sproporzionato agli attacchi; ora l'Iran sembra aver fatto propria la stessa dottrina.
Stallo negoziale e dinamiche politiche interne
Trattative fallimentari: Non esistono negoziati professionali o diretti tra USA e Iran. I messaggi passano tramite intermediari dilettanti (Kushner, Witkoff) o paesi terzi (Pakistan, Qatar). Qualsiasi intesa viene modificata unilateralmente da Donald Trump o bloccata dai "trabocchetti" politici del Premier israeliano Netanyahu.
Pressioni su Trump: Il presidente USA si trova in una posizione di Zugzwang (dove ogni mossa peggiora la situazione), stretto tra i pareri cauti del suo esercito, i ricchi donatori sionisti e le potenziali minacce legate ai dossier Epstein.
Pressioni su Netanyahu: Spinto internamente dagli estremisti di destra (Smotrich e Ben-Gvir), Netanyahu punta la sua carriera sulla distruzione dell'Iran e prosegue i piani di conquista del Libano meridionale (fino al fiume Zahrani/Litani).
Il fronte libanese
Un accordo fittizio: Il cessate il fuoco annunciato da Trump in Libano viene costantemente violato da Israele. L'accordo è stato firmato dal governo libanese (che non combatte direttamente sul campo), ma non può vincolare Hezbollah, l'unica vera forza che si oppone militarmente a Israele in difesa della sovranità libanese.
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